Ivan Doig - L'ultima corriera per la saggezza recensione Antonio Boschi

Ellen mi ha regalato un libro, cioè me ne ha regalati tanti, a noi piace regalarci libri, dischi, biglietti per concerti, quelle robe lì, insomma.

Questo “L’ultima corriera per la saggezza” (Nutrimenti, traduzione del bravissimo Nicola Manuppelli – vedi Chuck Kinder) di Ivan Doig è veramente un gran bel libro, di quelli per chi come me amano una certa America, ma anche no.

È la bellezza di come ad un certo punto della tua esistenza – quando vedi che l’autostrada della tua vita è in prossimità del casello – si ha la capacità e il piacere di ritornare bambini e di ripercorrere alcuni aspetti che hanno determinato sia il tuo stile di vita che la tua maturazione e saggezza.

Non a caso questo è l’ultimo romanzo uscito dalla penna dello scrittore di White Sulphur Springs (1939-2015) dove l’autore si nasconde dietro le sembianze del piccolo (11 anni) Donal “pel di carota” Cameron che, nell’estate del 1951, si imbarca in un’avventurosa attraversata degli States a bordo di luccicanti corriere Greyhound accompagnato dal solo ed inseparabile libro delle dediche e di un prezioso amuleto che lo lega in modo indissolubile col mondo degli indiani e dei cowboy.


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Ivan Doig – L’ultima corriera per la saggezza

Un viaggio lungo oltre 1.600 miglia dal Montana verso il Wisconsin, che vi consiglio di seguire su Google Maps, per raggiungere degli sconosciuti parenti – la zia Kate e il marito Herman – poiché la nonna, con la quale vive, deve subire un importante intervento chirurgico e per molto tempo non potrà badare a lui.

“Last Bus To Wisdom”, questo il titolo originale, ci permette di salire su uno di quei grandi bus americani, respirarne odori ed umori ma – soprattutto – di parlare con le persone che sono l’ossatura sociale di quell’America del post Seconda Guerra Mondiale.

Il giovane Donny ha con sé una vecchia valigia di vimini con pochi vestiti, tra cui una sfavillante camicia da cowboy, quei pochi dollari necessari per affrontare il tragitto e deve imparare come funziona viaggiare, che è un po’ come imparare a vivere in quel mondo là fuori dal ranch dove viveva con la nonna addetta alla cucina.

Per l’autore è un rivivere alcuni momenti della sua vita, per il lettore scoprire un’America che ti affascina, fatta di simpatici vecchietti, burberi sceriffi, ladri, imbroglioni, militari, veri e puri hoboes, cowboy ed indiani e, persino, un ancora sconosciuto Jack Kerouac e, più o meno tutti, lasceranno una loro testimonianza sul suo libro delle dediche.

Ogni personaggio è magnifico, ad iniziare dall’odiosa zia Kate e dal simpatico, curioso, goffo e saggio zio Herman e, poi, il mito degli indiani e dei cowboy e delle Montagne Rocciose, pulito, vero e sincero, che Donal è capace di trasmettere in modo quasi contagioso, che ti viene una voglia matta di partire per vedere quei posti dove la vita può essere veramente difficile e dura ma che, inesorabilmente sa affascinarti.

Un libro, dolce e commovente ma anche romantico e ilare, scritto particolarmente bene da Doig che si conferma essere un cesellatore di parole ed emozioni, tra i migliori di un tipo di letteratura statunitense e che sa di quei songwriter e registi che amiamo particolarmente.

Che gran bel regalo!


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