Chi sono? Non è facile dare una risposta a questa domanda, spesso mi chiedo chi sia effettivamente Antonio Boschi ma – forse – è proprio non sapere chi siamo che ci da quella voglia di “osare”, di fare nuovi progetti e di rischiare.

La storia dice che sono nato nella prima metà dei favolosi anni Sessanta, quelli del boom e del benessere economico di una nazione che non potrà più essere tale. Sono nato in una famiglia serena, di quelle che sembrano uscite da un film, ma è proprio tutto vero. Una gran botta di culo, e più il tempo passa e più mi accorgo quanto sia vero.

Antonio Boschi

I primi anni

In casa mia si respirava artemusica, pittura e fotografia su tutto – tanto che il primo tema delle scuole elementari l’ho dedicato ai Led Zeppelin e, poi, sono finito a frequentare con grande piacere l’Istituto d’Arte di Parma, la città nella quale ho vissuto per mezzo secolo.

Ovviamente ad influenzare quel tema fu mio fratello Paolo che, avendo 8 anni più di me, in quei primissimi anni Settanta ascoltava la band di Page e Plant con la consueta ossessione degli adolescenti, quindi di riflesso “Whole Lotta Love” divenne la “mia” canzone.

Per la scelta della scuola artistica va messo sul piatto della bilancia che da una parte con matite e pennarelli me la cavavo più che bene, dall’altra che avevo fatto letteralmente impazzire gli insegnanti delle Scuole Medie, che loro mi avrebbero messo in una cella e buttato la chiave. Beh, per la verità non ero proprio uno stinco di santo, poi stava arrivando il punk, e se te lo becchi all’età giusta ti rivolta come un calzino. Meno male che – nel frattempo – avevo già ascoltato anche tanto blues e rock genuino e non sono andato in overdose.

Furono anni strani quelli, da una parte l’ambiente scolastico, dall’altra una compagnia che con me non c’azzeccava per nulla, ma te ne accorgi sempre quando è il tempo dei rimpianti.

la svolta

Dopo 20 anonimi anni a fare il commerciante, e mi sto ancora chiedendo il perché ecco arrivare la svolta, improvvisa e rischiosa e rimettere arte e musica come aspetto fondamentale della mia vita. Quindi ho deciso di fare il grafico, imparando da zero tutto quello che serve per accendere un computer e farlo funzionare e di ideare e organizzare un festival assieme a degli amici. Nasceranno, quindi, WIT Grafica & Comunicazione di Antonio Boschi e il Rootsway Festival che ci ha regalato veramente tantissime emozioni, ad iniziare dal Keepin’ The Blues Alive Award ritirato a Memphis, Tennessee quale miglior festival europeo nel 2009. Quello è stato il trampolino che mi ha fatto capire che si può, anzi si deve, osare quindi la decisione di concentrare quasi tutto il lavoro sulla musica.

Ore e ore di ascolto, di letture e di chiacchiere ti forgiano come la miglior spada, e ho cercato di affilarla con una serie di progetti. Sono diventato amico della famiglia Grandi, da sempre grato a Marino per tutto quello che ha fatto per il blues, ad iniziare quella meravigliosa rivista – Il Blues Magazine – che, oggi, mi vede redattore e grafico della stessa. Chi lo avrebbe solo pensato quando ragazzo sfogliavo con onnivoro interesse quelle pagine in bianco e nero che un giorno avrei potuto vedere quell’Antonio Boschi scritto in calce agli articoli.

E col figlio Davide ho legato a tal punto che abbiamo deciso di coinvolgere Lorenz Zadro ed è nata A-Z Blues, la società di servizi con la quale cerchiamo di promuovere un po’ tutta la musica americana. I tanti articoli scritti, gli apprezzamenti ricevuti mi hanno fatto capire che, anche, la scrittura può essere una mia risorsa. Sono sempre in difficoltà perché sono uno che fa confronti, ma non banali. Cioè, se voglio fare un quadro lo confronto con uno di Edward Monet, Andrew Wyeth, Edward Hopper o Norman Rockwell (tra quelli che più mi hanno catturato). Se suono la chitarra penso sempre a come suonano Doc Watson, Ry Cooder, Jerry Garcia o Duane Allman, se scrivo non ti dico. Poi qualcuno mi convince e mi dico «perché no?» e allora vado, quindi è arrivato persino un libro, “Blues Pills e altre storie” a completare per Arcana quello che già Lorenz aveva messo in una sua autoproduzione. Sono andato di storie, perché sono quelle che sono io: una serie di storie sentite, lette, pensate che si mescolano e che girano nella mia testa fino a quando non nasce qualcosa di nuovo da mettere sul tavolo e con quello andare avanti. Ecco, mi ero detto «scrivo due righe di presentazione, tanto mica le legge nessuno» ed eccomi qui che non ho ancora finito.

Gli altri progetti

Ah, ho aperto anche un blog dove parlo più che altro di musica, di quella che mi piace in quel momento. Un po’ come se foste a casa mia e vi faccio ascoltare qualcuno dei miei dischi, sempre con la speranza che nuove persone restino affascinate alla musica come lo sono stato io fin da piccolo, perché ci sono poche cose al mondo più belle. Se siete curiosi lo trovate sotto la voce Woody’s Records Collectible. Ah, Woody, poi, sarei io, ma forse lo avevate capito, che un nome inglese suona meglio di Antonio Boschi.

Ho quasi finito, solo poche (??) righe per dirvi che – sempre con A-Z Blues – abbiamo creato il progetto Travel For Fans che – col supporto tecnico di importanti Tour Operator – organizziamo viaggi mirati negli Stati Uniti alla ricerca delle radici della musica, mica male, che ne dite? Tutto questo nasce anche con l’esperienza che mi sto facendo collaborando attivamente con l’Associazione Visit USA Italy, per la quale oltre a curare l’immagine grafica sono considerato la loro “colonna sonora”, e la cosa mi piace assai.

Poi, nel 2021 (e questo devo ancora capire come possa essere accaduto), ho accettato di tenere un mio programma radiofonico con la neonata Mikroradio di Gonzaga (MN), io che la radio manco l’ascolto. Non so cosa ci salterà fuori, magari mi diverto a fare questo “Down By The River”.

Ci penserò mentre sono in giro – magari nelle terre di Po – mentre faccio delle fotografie, anche questa una grandissima passione che mi rilassa e mi permette di pensare.

Per la verità sono anche dell’altro, ma sono timido e mica posso dirvi tutto. Scopritelo poi voi.