Ancora una volta da NN Editore, ancora – purtroppo per l’ultima volta – grazie a Fabio Cremonesi che con le sue impeccabili traduzioni ci permette di girare per le strade di Holt, l’immaginaria cittadina del Colorado creata dal geniale Kent Haruf, per farci vivere gli incantevoli personaggi dei suoi libri.
Un caso letterario, qualcuno dice.
Senz’altro una delle più belle realtà della letteratura statunitense di fine XX° Secolo.
Kent Haruf – La strada di casa
“La strada di casa” è il secondo romanzo scritto dall’autore del Centennial State che ci porta nel suo Colorado per vivere tutte le avventure di personaggi unici, umani fino alla punta dei capelli ed ognuno con delle caratteristiche che li rendono speciali, nella loro semplicità, pieni dei loro quotidiani problemi, gioie, amori e delusioni.
Ormai per noi “malati di Haruf” Holt è quasi una seconda casa, conosciamo le sue strade, abbiamo la mappa dettagliata con tutti gli indirizzi dei vari personaggi che abbiamo iniziato a conoscere attraverso la Trilogia della Pianura e via via fino a quest’ultima opera che potremo leggere del compianto scrittore, scomparso nel 2014 a causa di una malattia polmonare.
Scritto nel 1990 “La strada di casa” ha il ritmo di un blues dolente, ti colpisce per la sua dolcezza e per la crudeltà che – come sempre nei racconti di Haruf – riescono a convivere come a equilibrarsi lungo il percorso che intreccia le vite dei vari protagonisti. Haruf è un maestro in questo, riesce a dare personalità a chiunque. Anche a un comune bollitore, se lo volesse.
Leggere i suoi libri è come venire attratti all’interno del suo mondo, e ti piace starci. Ti fermi a curiosare attraverso le finestre semiaperte delle case di ognuno di loro, lungo quelle strade che si intersecano come nelle tipiche cittadine americane.
Solo James Anderson riesce (guarda caso anche lui pubblicato dalla giovane casa editrice milanese) a farti vivere certe sensazioni, anche se i personaggi sono differenti.
Non riesci ad allontanarti e a chiudere il libro, e se crolli dal sonno al mattino quando ti svegli avresti già voglia di rientrare in una di quelle case per fare colazione con loro.
Magari a preparare la colazione c’è Jessie, meravigliosa nella sua semplicità e, finalmente, raggiante dopo tanta sofferenza e umiliazione. E con lei i suoi figli TJ e Bobby e magari c’è pure Pat prima che se ne vada a scrivere articoli per il quotidiano locale.
Prima che in città torni Jack Burdette e, come aspirati nelle ruote luminose di una macchina del tempo, si ritorni indietro di otto anni. Ma, nonostante tutto, quella sarà sempre Holt, con la sua gente, con le sue case, con le sue strade.
Molto bella anche la scelta dell’immagine di copertina, con uno scatto del 2004 del grande fotografo Peter Brown dal titolo “Formhouse, Yuma, Colorado”, cittadina di poco più di 3.000 abitanti nella quale Haruf visse nei primi anni ’80 e che potrebbe aver ispirato la creazione di Holt.
Grazie Kent, per averci fatto vivere un po’ in America anche a noi.








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