Uno degli artisti più sottovalutati, allo stesso tempo uno dei più intelligenti e abili a proporre il suo blues.
Dave Van Ronk non nutre – almeno in Italia – il meritato consenso, eppure pochi al suo pari sono stati in grado di riproporci il blues del Reverend Gary Davis con tanta sincerità.
Nella bellissima biografia “Manhattan Folk Story” il Sindaco di MacDougal Street ci racconta – con la fondamentale complicità di Elijah Wald – la sua verità sul Greenwich Village di NYC, su come si è trasformata la musica folk, quando ancora questo termine poteva essere usato non a sproposito come, invece, avverrà dagli anni ’60 in poi.
Dave Van Ronk & Elijah Wald – Manhattan Folk Story
Ci fu parecchia confusione sulla musica che da Washington Square arrivava agli allora pochi locali di MacDougal Street, blues e musica tradizionale facevano parte della Great Folk Square, ma per il pubblico l’interesse era concentrato sulla canzone di protesta, quindi tutto venne inserito nella categoria folk e il mercato arrivò alla semplice formula che se l’accompagnamento è acustico si tratta di musica folk, se è amplificato è rock’n’roll, a meno che non venga aggiunta una pedal steel e, allora, potremo parlare di country.
Da questa biografia i fratelli Coen hanno preso spunto per il loro film “A proposito di Davis”, che va rivisto più volte per apprezzarne le finezze e per capire quel “bizzarro” periodo che – come diceva Wavy Gravy: «se ti ricordi gli anni ’60 vuol dire che non c’eri».
Van Ronk era unico e geniale, c’è chi disse che «quando Van Ronk si mette a cantare, i maiali diventano irrequieti per chilometri lì intorno» e fu uno degli artefici del cambiamento sonoro, quando ancora non giravano soldi e l’ingresso nei locali era gratuito. Poi tutto cambiò, Dylan fu uno degli artefici di questo inevitabile cambiamento, ma Dave Van Ronk volle rimanere puro fino alla fine, e possiamo dire che c’è riuscito.
Bellissima biografia.








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