White Mansions – A Tale From The American Civil War 1861-1865 recensione Antonio Boschi

White Mansions – A Tale From The American Civil War 1861-1865” è un album poco noto, soprattutto al pubblico italiano, anche se si tratta di un prodotto di ottima fattura.

Sul finire degli anni ’60 toccò ad una band formata per 4/5 da canadesi e da un esponente dell’Arkansas portare in risalto le storiche problematiche tra Nord e Sud degli States, viste dal lato degli sconfitti. Il nome di questo fondamentale gruppo – per chi ancora non ci fosse arrivato – è The Band, capace di presentare un sound legato alla tradizione patriarcale americana, antesignano dell’attuale filone definito Americana.

La strada era tracciata e sul finire degli anni ’70 ecco arrivare questo interessante “White Mansions”, uscito per l’etichetta A&M (1978 – SP 6004), che si presenta con una confezione particolarmente curata e accattivante.

White Mansions, il disco

Nato da un’idea del cantautore inglese Paul Kennerley il disco racconta una storia costruita su personaggi, luoghi ed emozioni della Confederazione sudista durante la Guerra di Secessione, il tutto attraverso la narrazione di 4 differenti protagonisti. A dar voce a questi protagonisti troviamo importanti figure del country-rock americano di quegli anni come Waylon Jennings (The Drifter), sua moglie Jessi Colter (Polly Ann Stafford) e due membri della band del Missouri The Ozark Mountain Daredevils, ovvero il cantante e armonicista Steve Cash (Caleb Stone) e il pluristrumentista John Dillon (Matthew J. Fuller).

È Waylon Jennings che ha il ruolo di narratore di questa vicenda, tipicamente sudista e ambientata in una caratteristica piantagione del Profondo Sud, durante la sanguinosa battaglia interna che aveva messo in ginocchio l’intera nazione e, soprattutto, quest’area allora particolarmente importante in quanto capitale del mercato del cotone.

Ed è proprio Waylon Jennings che, inconsapevolmente, ha ispirato questa opera dell’autore britannico, che nel 1976 rimase folgorato dalla canzone “Let’s All Help The Cowboys Sing The Blues” del songwriter texano.

La musica country entrò di diritto tra gli ascolti del ventottenne Kennerley che iniziò a progettare questo primo progetto che verrà seguito – solo due anni dopo – da un altro concept album dedicato ad una delle leggende statunitensi, il bandito Jesse James dal titolo “The Legend Of Jesse James” ed edito sempre dalla A&M.

A questo “White Mansions” partecipano altri illustri ospiti come un illuminato Eric Clapton impegnato alla slide, perfettamente calato nel ruolo con un suono molto “roots”, Bernie Leadon, co-autore di un brano, Dave MarkeeHenry SpinettiTim Hinkley e Redena Preston con The Voices Of Deliverance a dar voce agli schiavi.

Emerge in modo molto chiaro il Sud di quegli anni turbolenti, dove si contrappongono le atmosfere della tipica casa padronale con gli echi delle battaglie combattute nei campi non lontani dalla magione.

Non siamo, però, al cospetto di un prodotto di recupero dei suoni dell’epoca come potrebbe aver fatto Ry Cooder (vedi la colonna sonora di “The Long Riders”, per esempio) ma, piuttosto, questo è un ottimo disco di quel country anni ’70 di quegli artisti che si staccavano dalle patinate sonorità nashvilliane e che qualcuno ribattezzo “Outlaw Country”.

Niente banjo, fiddle e mandolini – piuttosto – chitarre elettriche, ma ciononostante questo album (che solo un inglese poteva fare, per non cadere nel politicamente scorretto vista la tematica trattata) è capace di trasportarci in quella casa dall’aspetto vittoriano con tutte le caratteristiche tipiche di quel tipo di vita.

E se gli americani sono particolarmente bravi nelle ricostruzioni della loro se pur breve storia, bisogna dare il merito a Paul Kennerley di averli appassionati nel modo giusto.

Questo album è, tra l’altro, correlato da un bellissimo libro di 28 pagine con meravigliose fotografie abbinate ai testi e alla storia, alcune delle quali arrivano direttamente dall’archivio della Library Of Congress.

La produzione è a cura di Glyn Johns, padre di quell’Ethan che ha incrociato il proprio percorso lavorativo con band come Who, Led Zeppelin, Stones, Dylan, John Hiatt, CS&N, solo per citarne alcuni.

Insomma “White Mansions – A Tale From The American Civil War 1861-1865” è disco non facilissimo da trovare nell’edizione originale (si trova in CD abbinato a quello dedicato a Jesse James) ma tutto da ascoltare e da guardare con grande attenzione.

[Antonio Boschi]


White Mansions – A Tale From The American Civil War 1861-1865 cover album


No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Segui Antonio Boschi

Segui WIT

La mia trasmissione su Mikroradio