1969-1973 I CINQUE ANNI MIGLIORI PER IL ROCK

Ognuno di noi – e parlo degli appassionati di musica – ha una propria personalissima e rispettabilissima classifica di gradimento sulla musica e sugli ascolti.

Molto è determinato in primis dalle influenze giovanili, successivamente da un percorso di ascolti, consigli e curiosità che durante il prosieguo della vita vanno ad arricchire l’individuale bacino di interessi.

C’è chi abbandona la passione, chi – al contrario – l’arricchisce. Quello che è certo è che la musica ha e avrà un ruolo centrale della vita di molte persone, e sono queste che forse possono avere interesse a leggere quanto segue, non perdendo di vista che rimane ovviamente un giudizio totalmente ed unicamente personale di chi scrive, scevro da qualunque volontà impositiva ma con l’unico scopo fare 4 chiacchere al bar virtuale di internet e, magari, di creare l’interesse in giovani fruitori di musica.

Faccio una premessa direi a dir poco determinante per fare luce su quanto leggerete di seguito: per musica in questo caso intendo il rock e affini, di matrice principalmente americana o britannica, lasciando da parte jazz, reggae, pop, funk, musica da ballo e anche l’amatissimo (per me) blues.

Non prendo in considerazione altri generi, mi limito a quell’ampia nicchia che più di tutte ha contribuito ad un’evoluzione culturale e sociale di un gran numero di persone in tutto il mondo e non solo nelle nazioni di provenienza.

Possiamo quindi provare a dividere la musica rock per decadi, diciamo a partire dai suoi albori negli embrionali anni ’50, passando per i colorati anni ’60 per immergersi nei contraddittori anni ’70 e via fino al giorno d’oggi, anche se qualcuno sostiene che il rock sia morto da tempo, ma non è questo il mio pensiero, almeno non del tutto.

Non credo in coloro che sostengono di amare tutta la musica, penso (ma posso sbagliare) che il nostro cervello e pure la nostra anima abbiano una limitata “capacità contenitiva”, ovvero sono pronti a recepire ogni tipologia di suono, trovandone le qualità, ma – alla stretta dei conti – sono certe determinate melodie che toccano le nostre sinapsi, e sono quelle che ci fanno vibrare quel qualcosa al nostro interno che rende il tutto meraviglioso.

Poi rimane quello che reputo l’aspetto principale, ovvero quali sono i dischi e le canzoni che caratterizzano la nostra esistenza, e qui si apre un universo dove i nostri gusti vanno a confrontarsi anche con quelli di tanti altri appassionati di musica.

Non esiste una verità assoluta e tantomeno dovremmo guardare le innumerevoli classifiche che periodicamente appaiono su riviste, siti o social.


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Classifiche inutili ma che – poi – andiamo sempre a ispezionare per trovare non solo se ci sono delle analogie con i nostri gusti ma, forse e soprattutto, per poter criticare chi le ha redatte dimenticando quell’artista o quella band e poter gridare allo scandalo.

È il nostro modo di essere tifosi perché, tanto lo sappiamo bene, questo non modifica i nostri gusti ma ci da un momento di leggerezza, o almeno così dovrebbe essere.

Ma la musica non è solo divertimento, è anche cultura e socialità e – forse – anche per questo che io ho concentrato le mie passioni più intense e viscerali su un determinato periodo storico per la musica rock, ovvero il quinquennio che va dal 1969 al 1973.

Non che prima o dopo non siano usciti album di altissimo livello qualitativo e culturale ma personalmente ritengo che in quel lustro si sia toccato un apice ineguagliabile ed irraggiungibile per la musica rock.

I motivi sono molteplici, a mio parere, ad iniziare dal fatto che in quegli anni la musica era il principale “social network” giovanile e, non a caso, erano i giovani che avevano in qualche modo in mano la cultura (o una nuova forma di essa) con in primo piano le istanze giovanili perché c’era un sogno – utopico fin che volete – ma reale e concreto, che man mano si è sbriciolato fino a diffondersi regalandoci altre scosse culturali e musicali come il punk e il grunge, questa volta di profonda protesta o disagio.

Me era sul finire dei ’60 che la musica diventava prepotentemente il linguaggio col quale si comunicava, e i giovani avevano consapevolezza di quello che sentivano e pensavano.

La differenza tra quell’epoca e come è percepita la musica oggi la possiamo vedere con tantissimi esempi, uno in particolare potrebbe essere su quanto accadde il 4 maggio del 1970 alla Kent University in Ohio, quando la polizia sparò e uccise 4 studenti e immediatamente Neil Young scrisse una delle canzoni divenute un simbolo per la comunità giovanile americana, e non solo.

Oggi, nel 2026, i musicisti – salvo i reduci di quell’epoca e pochi altri – non utilizzano più la musica come simbolo di protesta contro il sistema e le ingiustizie.

Ma quelli erano, anche, gli anni dove si sperimentava, dove “si univano le forze” e le collaborazioni musicali regalavano perle di rara bellezza.

I migliori album del periodo 1969-1973

Proviamo a pensare quali e quanti album sono usciti in quei fantastici 5 anni che ancora oggi hanno qualcosa da dire, che hanno saputo contagiare e far nascere nuovi astri e regalare non solo momenti di grande musica agli ascoltatori ma anche sogni, illusioni e ideali.

In quella musica c’era tutto, dall’amore alla politica, dalla pace al rispetto per l’ambiente, dal sociale al puro divertimento. L’arte racchiusa in una magica “musical box” piena di colori e vibrazioni.

Dai precursori del rock, influenzati dal blues e dal folk, vedi i vari Elvis Presley, Bob Dylan, Beatles per arrivare alle tante icone del genere, tra cui i britannici Rolling Stones, Led Zeppelin, Cream, Traffic, Them, Animals, Kinks, The Who, David Bowie, Fairport Convention, Fleetwood Mac, King Crimson o gli americani Grateful Dead, Jimi Hendrix, Jefferson Airplane, Frank Zappa, CSN&Y, Allman Brothers, Janis Joplin, The Doors, Lou Reed, The Band, Creedence Clearwater Revival solo per citarne una parte e tralasciando tutto quell’universo musicale composto anche da piccoli grandi artisti non divenuti nomi stellari come i sopracitati.

Ogni anno usciva una quantità tale di album di altissima qualità che sono ancora lì a dire la loro, magari qualcuno invecchiato un pochino di più rispetto ad altri, ma sempre pronto a graffiare quando la puntina del giradischi incontra i suoi solchi ormai storici.

Artisti che in gran parte ci stanno lasciando, dopo una vita spesa a fare musica, a divertirsi e divertirci, a farci pensare.

Scrivetevi una lista dei 100 migliori album della vostra vita e segnate a fianco l’anno di uscita, sono curioso di scoprire quanti la pensano come me.

Ho provato a fare una veloce classifica – in ordine sparso – tra quelli che reputo più importanti per me usciti tra il 1969 e il 1973, inserendone solamente 10 per annata e il risultato (soprattutto per il 1970) è stato a dir poco impossibile, dovendo rinunciare a titoli che dovrebbero apparire in ogni discografia minima, ma ecco – per i più curiosi – una mia personalissima lista nella quale, per renderla ancora più complessa, ho dato la possibilità ad ogni artista di comparire solo una volta:


Classifica album rock 1969-1973

1969

1970

1971

1972

1973

  • Bob Dylan – Pat Garrett & Billy The Kid
  • Kantner, Slick, Freiberg – Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun
  • Genesis – Selling England By The Pound
  • Arlo Guthrie – Last Of The Brooklyn Cowboys
  • Lynyrd Skynyrd – Pronounced Leh-Nerd Skin-Nerd
  • Mason Proffit – Bare Back Rider
  • New Riders Of Purple Sage – The Adventures Of Panama Red
  • The Stooges – Raw Power
  • Ten Years After – Recorded Live
  • Tom Waits – Closing Time

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